Basquiat

scritto da jude17 il mercoledì, 08 agosto 2007,14:50

Titolo: Basquiat

Regia: Julian Schnabel

Interpreti: Jeffrey Wright, Michael Wincott, Benicio Del Toro, Claire Forlani, David Bowie, Dennis Hopper, Gary Oldman, Christopher Walken, Willem Dafoe, Courtney Love

Data: 1996.

 

Bel cast, vero? Ci si aspetterebbe un ottimo film, ma Schnabel non ci riesce… Questo regista ha sempre buone idee, ma mai riesce a concretizzarle realmente (stessa sorte toccata a “Prima che sia notte”, del 2000). Jean-Michelle Basquiat (Jeffrey Wright), nome che già sembra essere famoso alle orecchie di Rene Ricard (Michael Wincott), è un pittore. Ma oltre questo, il film non sembra darci molto o spiegarci altro. Era un drogato, molto amico di Andy Warhol, molto diffidente nei confronti degli altri… e allora? Il personaggio non è reso interessante, sebbene Wright ce la metta tutta. Bowie è perfetto nella parte di Warhol, Oldman compare sì e no dieci minuti, ma sempre con tutto il suo charme e la sua bravura. Tuttavia la colonna sonora ripara i punti deboli, che aumentano man mano il film va avanti… bè, cos’altro dire? Da guardare sì, ma di pomeriggio, verso le tre, dopo aver finito di pranzare... si digerisce più facilmente.

categoria: cinema, basquiat, oldman, forlani
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Prick up your ears.

scritto da jude17 il giovedì, 19 luglio 2007,15:19

Titolo: Prick up your ears – L’importanza di essere Joe                               

Regia: Stephen Frears

Data: 1987

Interpreti: Gary Oldman, Alfred Molina, Vanessa Redgrave

Film audace, scelta coraggiosa, cast perfetto, regia brillante. Sembrerebbe che non ci sia nient’altro da dire, ma poiché è il primo film che posto, mi pare giusto allungare un po’ il brodo. Joe Orton (Gary Oldman) vuole fare l’attore, ma la madre non vuole, ma è omosessuale, ma non ha talento (così sembra inizialmente), ma è spregiudicato, ma è libero, ma è… un’artista. Convivendo con  Kenneth Halliwell (Alfred Molina), incontrato nella scuola di teatro, impara davvero a scrivere e diventa un commediografo. La sua prima commedia non piace, ma “ne farà una migliore” ed avrà successo. Il suo coinquilino, frustrato dalla buona fortuna dell’allievo-compagno, impazzirà per disperazione. In un’Inghilterra conformista e contro ogni tipo di trasgressione, ma comunque rassegnata al progresso e all’evoluzione dell’essere umano, dove la scena era ancora dei Beatles,  irrompe questo personaggio, questo perverso e bugiardo commediografo, che diverte e affascina, imbarazza e soggioga. Un Alfred Molina da dieci, un Gary Oldman alle prese con uno dei suoi primi film – e a furia di lodarlo, sto dimenticando la sua parte umana – , un Frears ancora lontano quattordici anni da “Alta Fedeltà” e diciannove da “The Queen”, firma quello che reputo quasi un capolavoro. Sarò di parte? Sì. E lo ammetto. Ma è da vedere.